Agora é o próprio Cardeal Carlo Maria Martini que vem desmentir as afirmações que lhe foram atribuídas, em entrevista concedida à revista Famiglia Cristiana. Martini culpa o L'espresso pelas abreviações e pelos títulos enganadores e sustenta que em nenhum momento quis por em causa princípios inegociáveis. ALLE FRONTIERE DELLA VITA
Dopo la vasta eco e le polemiche suscitate dal loro colloquio su aborto, cellule staminali, fecondazione assistita, eutanasia..., precisano: «La via del dialogo non vuole mai mettere in discussione, né tanto meno svendere, princìpi non negoziabili».
Il colloquio tra il cardinale Carlo Maria Martini e lo scienziato Ignazio Marino sui temi della vita, pubblicato sulle pagine dell’Espresso, ha suscitato un’eco vastissima su tutti i mezzi di comunicazione, assieme a un coro di consensi, dissensi e distinguo. A distanza di qualche settimana, li abbiamo interpellati per capire meglio il senso delle loro affermazioni, al di là di qualche forzatura dei media che lasciavano intendere che si fossero aperti dei varchi su punti fermi della morale cristiana a riguardo della vita, dal suo inizio (cellule staminali, fecondazione assistita, aborto...) alla sua fine (eutanasia), passando per l’uso del preservativo per combattere l’Aids e l’adozione per i single.
Il cardinale Martini e lo scienziato Marino hanno risposto insieme alle nostre domande, e ci hanno chiesto di rimandare i lettori alla lettura completa del loro dialogo, che è possibile trovare in Internet (www.espressonline.it).
Perché questo vostro dialogo su temi così fondamentali, ma anche tanto controversi che riguardano la vita? A chi volevate rivolgervi?
«Come dice il Qohelet, "c’è un tempo per tacere e un tempo per parlare". I motivi per parlare oggi sono esposti nel dialogo che abbiamo pubblicato insieme. L’occasione prossima è stata la pubblicazione e la conseguente discussione sul libro Credere e curare (Ignazio R. Marino, Einaudi, pp. 114, euro 8, ndr) con le sue valutazioni equilibrate su problemi di frontiera. Ma più profondamente siamo stati mossi dal fatto che viviamo in un momento particolare della condizione storica dell’uomo in cui il progresso scientifico ha rivoluzionato la posizione dell’essere umano nei confronti della vita, della malattia e della morte. Questo dialogo vuole dunque rivolgersi alle persone di buona volontà, qualunque sia il loro credo, che hanno desiderio di riflettere sulle loro certezze e sui loro dubbi e di trovare ragioni per credere nella vita e rispettarla maggiormente. Agli scienziati e ai ricercatori viene poi chiesta con fermezza un’assunzione di particolare responsabilità in tutto ciò che riguarda la vita, il suo inizio e la sua fine».Vi aspettavate una così vasta eco, e che cosa vi ha più colpito delle reazioni al vostro dialogo?
«Certamente ci aspettavamo un’eco vasta al dialogo. Ci hanno colpito favorevolmente le reazioni di chi si è messo sinceramente in ascolto e ha cercato di capire le ragioni di coloro che lo hanno scritto. Ci siamo anche trovati davanti a diversità di parere su qualche caso concreto, che rispettiamo, pronti a studiare ulteriormente il caso e ad approfondire le ragioni delle soluzioni alternative. Ci hanno poi colpito negativamente molti titoli e articoletti derivati non da una lettura del dialogo, ma semplicemente da una lettura di qualche sua abbreviazione fuorviante. Ciò ha fatto sì che molte delle nostre idee fossero espresse in tali brevi sintesi a forma di slogan, in maniera errata o troppo raccorciata e non corrispondente al nostro pensiero. Questo, purtroppo, avviene sempre quando qualcosa viene affidato alla comunicazione di massa. Non c’è che da sperare nella correzione che viene dai lettori intelligenti e dai giornalisti intelligenti, che vanno alla fine a leggere il contenuto intero di un testo e cercano di scorgerne il significato tenendo presenti le intenzioni degli autori».Alcuni ritengono che la via del dialogo sui temi della vita sia una manifestazione di debolezza, un "cedimento" che rischia di minacciare princìpi fondamentali e non negoziabili. Cosa rispondete a questa obiezione? Quali sono le premesse perché il dialogo sia possibile ed efficace?
Come si sa, c’è spesso un divario tra l’insegnamento della Chiesa su molti temi che avete affrontato nel dialogo e la prassi dei fedeli, anche di quelli che si dichiarano praticanti. Certamente non è ammissibile una morale della situazione, come se si dovesse risolvere caso per caso in base alle circostanze. Ci si domanda, però, come si possa elaborare una morale che sappia coniugarsi con le situazioni concrete. In altre parole, come proporre la sapienza della norma e, ugualmente, la doverosa attenzione alla persona e alla situazione?
«La via del dialogo non vuole mai mettere in questione, né tanto meno svendere, princìpi non negoziabili, ma semplicemente contribuire alla circolazione di idee e di posizioni volte a individuare punti delicati, su cui c’è il rischio di cadere in facili contrapposizioni e/o strumentalizzazioni che creano fratture nella società. Se il ragionamento viene condotto onestamente e con spirito di sincera apertura abbiamo fiducia che sia possibile individuare percorsi comuni o perlomeno non troppo divergenti».
«Il divario di cui lei parla, purtroppo, esiste e occorre fare molto di più per superarlo. Uno dei modi è proprio quello di parlare di queste cose in modo onesto e sincero, distinguendo le cose che sono certe da quelle che sono ancora sotto ricerca, da quelle che esigono un assoluto rispetto a quelle in cui occorre considerare meglio la situazione. Occorre perciò proporre la sapienza della norma cercando di farne comprendere le ragioni, perché è attraverso di esse che la persona può giungere a una convinzione con chiarezza».Non temete che certe vostre presunte "aperture", come l’uso del preservativo per i malati di Aids o l’adozione per i single, possano essere male interpretate o, peggio, strumentalizzate da chi sostiene il principio dell’assoluta liberalizzazione?
«Alcune di quelle cose che sono state presentate da qualche organo di stampa come presunte aperture sono per lo più frutto di cattiva interpretazione, fatta da chi non ha letto il dialogo per intero ma si è accontentato di qualche stralcio. Talora vi potrebbe essere stata anche una strumentalizzazione da parte di chi sostiene il principio di una liberalizzazione assoluta, al quale siamo certamente contrari. In merito all’uso del preservativo per i malati di Aids, avevamo precisato che esso "può costituire in certe situazioni un male minore". Non si tratta quindi di promuovere indiscriminatamente tale mezzo, semmai è sempre più necessario educare a comportamenti responsabili e a una corretta e rispettosa espressione della propria sessualità. Quanto all’adozione per i single, il punto di partenza è l’assicurazione di una crescita serena al bambino adottato. Si capisce che il meglio è una famiglia composta da un uomo e una donna. Ci si è però interrogati se, in mancanza di essa, si poteva immaginare l’adozione per i single. Non abbiamo escluso tale possibilità, ma da leggersi sempre nell’ottica del bene del bambino, quindi con tutti i limiti del caso».La norma fondamentale e universale è la dignità della persona umana e il rispetto che a questa si deve dall’inizio al termine naturale della sua esistenza. La vita umana è, pertanto, indisponibile alla propria e altrui volontà. Certamente la concezione della vita umana non si riduce alla dimensione biologica. In questa visione, si dice: «La prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il principio primo e assoluto. Sopra di esso sta quello della dignità umana». Non si presta tale principio a legittimare prassi contro la vita, sia pure in casi estremi?
«L’affermazione che "la prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il principio primo e assoluto" si trova nel Vangelo: "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima". Quindi l’anima vale più del corpo, l’eternità vale più del tempo. È in questa chiamata all’eternità che sta il valore profondo della dignità umana. Ma, anche chi non la riconosce per fede, può cogliere che c’è nel mistero della vita umana qualcosa che supera la realtà delle cose di ogni giorno e richiede un immenso rispetto, evitando qualunque cosa che sia contro la vita».Nel momento legislativo, ai laici sembra che i cattolici vogliano imporre la propria morale, cioè "confessionalizzare" il Codice civile. In realtà, il principio cui bisogna fare riferimento è la dignità della persona umana e i diritti umani che devono essere tutelati giuridicamente. Nel processo legislativo è solo questione di maggioranza/minoranza? O è possibile individuare valori comuni e universalmente riconosciuti che siano a fondamento delle leggi civili?
«Nel momento legislativo tutti sono cittadini e ciascuno deve esprimere e sostenere con sincerità, libertà e coraggio il proprio parere e le proprie ragioni. Noi abbiamo fiducia che le ragioni che si riferiscono alla dignità umana intesa in senso pieno e alla tutela dei diritti umani, in particolare delle realtà più deboli, possono essere capite da tutti. Certo la complessità dei problemi e la lentezza delle istanze legislative potranno portare sempre a un certo pluralismo legislativo. Però occorrerà guardare ogni volta di più ai valori comuni in maniera che essi siano fondamento delle leggi civili. Una comunità sta insieme soltanto grazie al riconoscimento di alcuni valori intoccabili».
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